Raccontiamo una storia.
Nell’epoca in cui gli spagnoli stavano evangelizzando le popolazioni indigene, un pastorello ebbe l’apparizione della Madonna, la quale gli disse di riferire al parroco di costruire una chiesa in suo onore. Lui le domandò come avrebbe potuto fare per essere creduto. Così la Vergine gli indicò di raccogliere alcune rose di origine spagnola, che in Messico non esistevano. Il pastorello se le mise nel poncio e corse in paese.
Davanti al religioso, mentre l’uomo deponeva le rose, tutti i presenti videro che sull’indumento usato per raccogliere i fiori era rimasta stampata l’immagine della Vergine. Ha mani congiunte e un nastro sul ventre. Le stelle sul suo manto riproducono la costellazione di quel giorno, mentre nell’occhio c’è il riflesso di una figura umana, testimone del miracolo.

L’immagine della Vergine del Guadalupe è amatissima, in particolare dai messicani. A Ravenna in questi mesi ne abbiamo visti tanti. Tra loro c’era una simpaticissima coppia, Rocìo e Hector: mi hanno commissionato un mosaico con questa figura sacra, dopo aver chiesto invano a laboratori di Venezia, Firenze e Roma.
Noi abbiamo accettato e ci siamo messi a studiare. Si tratta di uno dei pochi miracoli riconosciuti ufficialmente dal Vaticano. Abbiamo scoperto che fu Papa Wojtyla a decidere di realizzare un mosaico della Vergine del Guadalupe a figura intera, ispirandosi all’immagine impressa su un poncio.
Sono andata a vederla a Roma, è custodita in una cripta a San Pietro. Rocìo e Hector ne volevano una copia, quasi a grandezza naturale, come l’originale voluta dal papa. Così l’abbiamo realizzata ed è ora partita per il Messico, a Leon.
La potete vedere collocata nella loro casa ed esposta nel patio quando si riunisce il gruppo di preghiera.