Chi c’è nel team della bottega di mosaico Annafietta? Partiamo dai giovani

Luca Ortolani in due righe
Luca è uno dei collaboratori più giovani del laboratorio di mosaico Annafietta. Un neofita? Niente di più sbagliato. Aveva 16 anni quando per la prima volta ha iniziato a prendere in mano tessere e attrezzi del mestiere. Non che a quell’età sapesse già che fare il mosaicista sarebbe diventato il lavoro della vita: la sua era più una vocazione all’artigianato, a un tipo di lavoro manuale dov’è richiesta precisione e tanta, tanta pratica. Ora di anni ne quasi 29, di cui gli ultimi quattro al servizio di Anna Finelli. Qui si è ritagliato un proprio spazio all’interno della bottega, dove coniuga piccole routine e creatività.

Vita da laboratorio
Lo si incontra al primo piano del laboratorio di via Argentario. C’è una giovane stagista di fronte a lui, intenta a tagliare le piccole lastre di vetro colorato. Quello è il punto di partenza per tutti. Lui invece parla e quasi senza guardare si destreggia con pinze e formelle di rame per fare farfalle e angioletti, che saranno poi la base per i successivi lavori. “La vita da laboratorio dà molta libertà – racconta – è un lavoro creativo ricco di soddisfazioni. Qui da Annafietta tutti fanno tutto, anche se tendiamo a dividerci i compiti a seconda delle ‘specialità’ di ognuno”.  

Specialità
Serialità vs creatività. Luca li descrive quasi come dark e bright side del mosaicista. “Adoro le grandi superfici. Ci sono però alcuni articoli che non farei mai al mondo ma che paradossalmente vanno, e che devono essere realizzati in quantità. Diventa un lavoro più meccanico che creativo, per quanto un articolo sia unico e diverso dagli altri”.

Gli inizi
Parola d’ordine: gavetta. Dopo il primo stage estivo in un laboratorio a 16 anni e gli studi all’Istituto d’Arte per il Mosaico, a Ravenna, è iniziata la lunga strada nel campo che lo ha portato in via Argentario. Un approdo oggi sempre più difficile per un giovane: “Le piccole botteghe artigiane non possono permettersi di prendere molti collaboratori, e la scarsa collaborazione tra botteghe non aiuta il settore”.
Per questo il primo incarico di responsabilità lo conserva nel cuore: “Il lavoro che mi ha dato più soddisfazione è stata l’insegna di un vescovo da mettere all’ingresso di una chiesa che ho seguito dall’inizio alla fine. Non tanto per la difficoltà o per ciò che rappresentava, ma per come quell’opera mediamente complessa mi ha instradato a quello che sto facendo ora”.

Il ravennate, il turista, il mosaicista
A dispetto di quanto si potrebbe pensare. Non c’è molta differenza tra autoctoni e forestieri. Almeno questa è l’impressione di Luca. “Dal piccolo oggetto al complesso lavoro su commissione, non c’è differenza nell’acquisto. Ci sono ravennati che comprano il ‘pensierino’ e turisti che dopo una settimana di vacanza commissionano progetti molto complessi. E viceversa”. Allora viene da chiederglielo, se la richiesta è alta, perché non mettersi in proprio? “Ci ho pensato nei primi anni. Ma è un ambiente spietato, la concorrenza è alta e la solidarietà latita. E’ difficile, certo, ma non impossibile. Io ho scelto un’altra strada”.