“Solo un mosaicista pazzo avrebbe accettato un lavoro del genere”. Sara mi ha detto così quando abbiamo iniziato a pensare a come realizzare le ninfee di Monet a mosaico.
Eppure, dopo oltre tre mesi tra progettazione e messa in opera, ce l’abbiamo fatta. Questo è il racconto di come tutto è nato, di come siamo riusciti a riprodurre in due pannelli su una superficie di 8 metri quadri le incantevoli ninfee dipinte oltre un secolo fa da Claude Monet, utilizzando la tradizionale tecnica musiva bizantina. Dal 16 marzo scorso decorano due nicchie in un’antica villa sulle colline di Firenze.

La villa in Toscana
Tutto è iniziato dalla richiesta di alcuni miei storici clienti americani, che ho conosciuto oltre 10 anni fa. La loro residenza in Toscana ha un muro di contenimento che dà su un piazzale in cui sorge una piscina. Da qui l’idea dei fiori galleggianti, delle foglie del salice che si riflettono sull’acqua e delle atmosfere dei dipinti del pittore francese, per riempire i fondali delle due nicchie a bordo vasca.

 

Il progetto
E subito i primi problemi. La pittura di Monet è fatta di sfumature, giochi di luci, trasparenze e colori, impossibili da riprodurre fedelmente a mosaico, soprattutto perché la “tavolozza” di un mosaicista non è infinita. Inoltre, la superficie da coprire era talmente vasta che un ingrandimento delle opere originali rischiava di ingigantire le ninfee ben oltre una proporzione realistica 1:1. Così abbiamo deciso: non avremmo realizzato una riproduzione, bensì un’opera ispirata alle atmosfere dei dipinti di Monet, ma del tutto bizantina. Abbiamo fatto un test, realizzando alcuni piccoli campioni in dettaglio da mostrare ai committenti, e dopo l’ok siamo partiti.

La lavorazione
Presente gli aerei? La struttura è fatta di un materiale che si chiama Aereolam, un pannello di resina unito da un nido d’ape in alluminio, che ne fa un supporto leggero che non varia nè col clima ed è resistente all’acqua. Abbiamo usato quello come superficie per le tessere. Sopra, con un proiettore abbiamo visualizzato il dipinto, che abbiamo diviso per aree di colore ricalcando le macchie di colore a matita. Poi, tenendo l’ipad accanto, abbiamo tradotto con le tessere quello che i nostri occhi vedevano, perché sono i colori che danno l’immagine definitiva.
Il 22 gennaio Sara Kuliczkowski e Luca Ortolani hanno iniziato a posizionare le prime tessere. Ogni mattina facevano cambio postazione perché, come dice Sara “ogni mosaicista ha una sua mano e una sua visione, i dettagli che uno vede non sono gli stessi che l’altro coglie”. In questo modo abbiamo reso omogeneo un lavoro fatto da più professionisti.
Alla fine, se calcolate che per un metro quadro di superficie servono circa 20 chili di materiale, questo lavoro ha richiesto 100 chili, tra tessere e cemento, per ciascun telaio.


La consegna
Così siamo arrivati a venerdì. I pannelli sono stati fissati con un telaio per evitare che si rompessero nel viaggio. Il rivestimento col pluriball ha protetto i mosaici nel viaggio dal centro di Ravenna fino alle meravigliose colline toscane, nel muro di mattoni della villa dei nostri clienti. Avevamo preso le misure esatte, ma come sempre qualche piccolo aggiustamento è necessario. Grazie alle spallette, abbiamo applicato le viti e chiuso tutto con malta e tessere.
E le ninfee bizantine, tributo alle atmosfere di Monet, sono sbocciate nei colli di Firenze.